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Chi ha diritto ai buoni pasto? La guida definitiva per aziende, dipendenti e Partite IVA

Tempo di lettura: 6 min

 

Il buono pasto rappresenta oggi il pilastro del welfare aziendale in Italia, offrendo un vantaggio concreto per aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori senza appesantire il cuneo fiscale. Questa guida analizza nel dettaglio chi ha diritto a riceverli, come funzionano le esenzioni fiscali e perché la versione elettronica è la scelta più vantaggiosa per le imprese moderne. Scopri come trasformare la pausa pranzo in un investimento strategico per la tua attività B2B.

 Buoni pasto elettronici

Cos'è il Buono Pasto e come si è evoluto nel contesto B2B

Tecnicamente, il buono pasto è un servizio sostitutivo di mensa. Non è un elemento della retribuzione, ma un beneficio che permette ai lavoratori di consumare un pasto o acquistare generi alimentari presso una rete capillare di esercizi convenzionati.

Oggi, oltre 3,5 milioni di lavoratori in Italia utilizzano questo strumento quotidianamente. Ma per un'azienda, integrare i buoni pasto significa molto di più che "pagare il pranzo":

  • Ottimizzazione del costo del lavoro: Grazie alla defiscalizzazione.
  • Employer Branding: Attrarre talenti in un mercato B2B sempre più esigente.
  • Semplificazione logistica: Eliminazione della necessità di una mensa interna fisica.

Chi ha diritto ai buoni pasto? La platea dei beneficiari

La normativa italiana  è molto inclusiva per quanto riguarda i destinatari. Il diritto al buono pasto non è legato necessariamente a un contratto a tempo indeterminato, ma alla natura della prestazione lavorativa.

1. Lavoratori dipendenti (Full-time e Part-time)

Tutti i lavoratori subordinati hanno diritto a ricevere i ticket, a patto che il loro contratto preveda una pausa pranzo o che l'orario di lavoro sia strutturato in modo da giustificare il ristoro. Un punto fondamentale spesso ignorato riguarda i lavoratori part-time : la giurisprudenza e la prassi dell'Agenzia delle Entrate confermano che anche chi lavora con orario ridotto ha diritto ai buoni pasto, purché l'orario lavorativo copra la fascia del pasto o la distanza tra sede di lavoro e abitazione non permetta il rientro a casa.

2. Collaboratori e stagisti

Anche i collaboratori non subordinati (come i co.co.co) e i tirocinanti possono beneficiare dei buoni pasto. Per l'azienda, questa è una leva motivazionale eccellente per integrare i giovani talenti senza aumentare eccessivamente il carico fiscale.

3. Lavoratori in smart working

Il diritto ai buoni pasto è stato esteso anche a chi lavora da remoto. In un'era post-pandemica dove il lavoro agile è la norma nel settore B2B, garantire il ticket anche a chi lavora da casa è diventato un segno distintivo di equità aziendale.

4. Partite IVA e liberi professionisti

Questa è la grande novità degli ultimi anni: anche i liberi professionisti e i ditte individuali possono acquistare buoni pasto per se stessi, deducendo le spese e recuperando l'IVA al 4%, migliorando così la gestione finanziaria della propria attività professionale.

La normativa: Sentenze della cassazione e quadro legislativo

La concessione dei buoni pasto è spesso frutto di accordi contrattuali (CCNL) o accordi individuali tra datore di lavoro e dipendente. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha chiarito con sentenze storiche (come quella del 2014 citata in precedenza) che il buono pasto non è una "concessione graziosa", ma una modalità per garantire il benessere psico-fisico del lavoratore.

"Il diritto al buono pasto sorge ogni qualvolta il lavoratore non possa consumare il pasto presso la propria abitazione a causa degli orari di servizio o della distanza dal luogo di lavoro."

 

Vantaggi fiscali 2026 : Perché conviene all'azienda B2B

Il vero motivo per cui ogni professionista o azienda dovrebbe implementare i buoni pasto risiede nel risparmio economico. Esaminiamo i limiti di esenzione fiscale che rendono questo strumento più conveniente di un aumento in busta paga:

Tipologia buono Soglia di esenzione fiscale Vantaggio per l'azienda
Buono Cartaceo 4,00 € al giorno Costo deducibile al 100%
Buono Elettronico 8,00 € al giorno Nessun contributo previdenziale (INPS)

Perché scegliere il formato elettronico? Come evidenziato dalla tabella, la soglia di esenzione per il buono elettronico è raddoppiata rispetto a quello cartaceo. Questo significa che un'azienda può erogare fino a 8 euro al giorno per dipendente senza pagare un solo centesimo di tasse o contributi su tale importo.

Come funzionano i buoni pasto digitali (Smart Cards e App)

Il passaggio al digitale non è solo una questione di soglie fiscali, ma di efficienza operativa per il reparto HR. I vantaggi della digitalizzazione includono:

  • Gestione Semplificata: Ordini online, caricamento immediato sui badge e fatturazione elettronica automatica.
  • Sostenibilità: Eliminazione della carta e dei costi di spedizione fisica.
  • Monitoraggio: Controllo dei flussi di utilizzo e riduzione del rischio di smarrimento o furto.
  • Soddisfazione del Dipendente: Possibilità di utilizzare i buoni tramite App smartphone (NFC) nei supermercati e ristoranti.

Dove possono essere utilizzati i buoni pasto?

La rete di accettazione  in Italia è tra le più vaste d'Europa. I titolari di buoni pasto possono spendere i propri ticket presso:

  • Ristoranti, trattorie e tavole calde.
  • Bar, caffetterie e pizzerie.
  • Supermercati, ipermercati e discount (per l'acquisto di pronti al consumo o generi alimentari).
  • Agriturismi e mercati ortofrutticoli (una novità normativa che premia la filiera corta).

Nota importante sulla cumulabilità: La legge attuale permette l'utilizzo di un massimo di 8 buoni pasto per singola transazione. Questo rende il ticket un vero e proprio strumento di spesa familiare, aumentando drasticamente il potere d'acquisto reale del lavoratore.

Guida pratica per le aziende: Come implementare il servizio

Se sei un titolare d'azienda o un responsabile delle risorse umane, i passaggi per attivare il servizio sono semplici ma richiedono attenzione strategica:

  • Analisi del fabbisogno: Quanti dipendenti ne hanno diritto? Qual è il valore nominale più adatto al costo della vita locale?
  • Confronto Preventivi: Non limitarti al prezzo del buono. Valuta la capillarità della rete di spendibilità nella tua zona geografica specifica.
  • Scelta del formato: Opta decisamente per l'elettronico per massimizzare i vantaggi fiscali sopra i 4 euro.
  • Sottoscrizione del contratto: Una volta scelto il fornitore, l'attivazione è generalmente rapida (48-72 ore).

Domande Frequenti (FAQ) sui Buoni Pasto

1. I buoni pasto sono cumulabili?

Sì, la legge italiana permette di utilizzare fino a un massimo di 8 buoni pasto per singola transazione presso supermercati o ristoranti.

2. Cosa succede ai buoni pasto in caso di trasferta?

Se il dipendente riceve già un rimborso spese analitico per i pasti in trasferta, l'erogazione del buono pasto non è cumulabile ai fini dell'esenzione fiscale.

3. È possibile convertire i buoni pasto in denaro?

No, il buono pasto non può essere monetizzato in busta paga; deve essere utilizzato esclusivamente per l'acquisto di pasti o generi alimentari.

4. Anche le Partite IVA possono scaricare i buoni pasto?

Sì, i liberi professionisti possono dedurre il 75% dei costi e detrarre integralmente l'IVA al 4%, migliorando la gestione fiscale dell'attività.

5. I buoni pasto spettano anche durante ferie o malattia?

No, i ticket maturano solo per le giornate di presenza effettiva al lavoro e non sono dovuti durante i periodi di assenza o riposo.

Perché agire ora

Garantire il diritto ai buoni pasto non è solo un adempimento amministrativo, ma un investimento sulla produttività. Un dipendente che gode di una pausa pranzo di qualità è un dipendente più efficiente, meno stressato e più fedele all'azienda.

Per le imprese B2B che operano su tutto il territorio italiano, adottare una soluzione di buoni pasto elettronici rappresenta la via più rapida per ridurre il cuneo fiscale e migliorare il clima aziendale senza appesantire il bilancio.

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